Stamattina dovevo stirare. Avevo deciso di stirare. Avevo programmato di stirare.

Quando ho inserito la spina del ferro da stiro nella presa, è saltata la corrente. Ho estratto la spina, sono scesa nel seminterrato dove ci sono le cantine, i garage e i contatori. Ci vado spesso, perché con 3kW mi riesce difficile sincronizzare lavatrice, lavastoviglie, asciugatrice. Per non parlare del forno e del phon, che in teoria posso accendere solo nei giorni di sole in cui posso asciugare il bucato nel terrazzino, solo che quando fa abbastanza caldo per quello, di solito non ho la minima voglia di accendere il forno, nè di asciugare i capelli, cosa che non faccio comunque quasi mai.

Comunque l’interruttore era su, quindi sono salita e ho tirato su il salvavita. Poi ho riprovato ad accendere il ferro, ed è scattato di nuovo. Ho avuto un attimo di straniamento in cui mi sono vista intrappolata per sempre in questi due gesti, ma Aspettando Godot l’hanno già scritto e dubito avrebbe lo stesso rilievo letterario un dramma in atto unico sulle resistenze bruciate del mio ferro da stiro.

Non ho stirato, dovrò portare a riparare il ferro da stiro, pessimismo e fastidio.

Ho pulito le camere e contemplato l’ipotesi di pulire i bagni. Però mancava poco all’ora di pranzo e niente. Ho cucinato e spreparato, messo a letto il piccolino e sono uscita per la spesa. Mai uscire a fare la spesa affamati, dicono, ma io anche a stomaco pieno non scherzo. Il fatto è che essendo a dieta ho sempre paura di non cucinare abbastanza per gli altri, o di non avere abbastanza cibo. Inoltre in settimana ho tempi abbastanza stretti e la missione di fare la spesa con i bambini diventa impegnativa. Quindi ho comprato beni di prima necessitá e un sacco di carne, che poi ho messo nei sacchettini e congelato. In teoria dovrei essere a posto er una decina di giorni, a meno che come sempre io non mi dimentichi completamente del l’esistenza del freezer e non pensi di non avere nulla per cena.

Sono le tre e mezzo di sabato pomeriggio, ho lavato le camere, cambiato lenzuola, cucinato, fatto la spesa, compiuto sei giri su e giù dalle scale per portarla tutta in casa, riposto tutto per bene, messo a cuocere a fiamma bassa il ragù, dato la merenda al grande, piegato il bucato che può andare anche senza stiro, comprato un ferro piccolino da 15 euro di sopravvivenza finché non mi riparano l’altro. Sono le tre e mezza, è novembre, piove ed è già buio.

Voglio una casa con tanti vetri e tante finestre, voglio una casa con le vetrate che alle tre e un quarto dei piovosi sabati pomeriggio di novembre non sia completamente buia, voglio una casa da cui lasciar entrare la luce grigia e malinconica dei pomeriggi di fine autunno, voglio una casa fatta di aria e di luce, con un sacco di vuoto e di aria e di linee dritte e superfici materiche chiare. Voglio una casa con un ripostiglio in cui nascondere il quarto fustimo di detersivo comprato per la sindrome da apocalittica che teme di trovarsi senza.

Ora esco a guardare un po’ di lucette di Natale. Hanno fatto bene a metterlo a dicembre, Natale, così una che si deprime per i pomeriggi insulsi piovosi e bui di novembre almeno va a vedere le lucine di Natale e tutte le cose natalizie e si sente meglio. Il periodo più bello è quello fino alla vigilia, che poi a Natale e S.Stefano onestamente è una gran rottura.

Quesro mi ricorda che dovrei andare a comprare anche l’albero, prima di ritrovarmi con il più brutto, malaticcio e sfigato rimasto al vivaio come è successo l’anno scorso. Ma non ho stirato, e lo sanno tutti che non si va a comprare un albero se non hai stirato. È la regola. Se non altro ho i fazzoletti, chiara testimonianza di quanto poco io mi faccia influenzare dal packaging al momento dell’acquisto. (*Erano tanto cariiini.*)

Pessimismo e fastidio.

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